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Per parlar di 194
01 Aprile 2008
 

Credo di aver messo a punto un discorso generale sulla 194. Spero coincida con gli orientamenti e le decisioni delle Donne Udi di Napoli con le quali non mi sono più collegata per impegni di campagna elettorale.

1) La legge 194 dà facoltà alle donne incinte, a certe condizioni e con una procedura precisa e anche alquanto gravosa di poter ottenere un intervento di interruzione di gravidanza. A questo punto la donna ha il diritto di ricevere la prestazione.

2) La stessa legge 194 dà facoltà al medico senza particolari procedure, ma solo a dichiarazione che può essere revocata o rifatta in ogni momento di fare obiezione ad eseguire un intervento di tal natura.

3) Come è evidente vi è un conflitto tra il diritto della donna che chiede l'intervento e la decisione del medico di negarlo.

4) Il tempo che si perde in diatribe e lungaggini danneggia la donna e il suo diritto, fino a farle sorpassare il tempo massimo ammesso per l'aborto, spingendo la donna a cercare soluzioni clandestine illegali, pericolose e costose.

5) Se il medico può obiettare, non può però obiettare la struttura sanitaria e se lo fa incorre nel reato di interruzione di pubblico servizio.

6) Bisogna dunque denunciare le strutture sanitarie, che non mettono a disposizione delle donne personale e luoghi per poter eseguire l'intervento.

7) Spetta alla struttura sanitaria fare contratti esterni, accordi con altri ospedali o consultori, insomma mettere in atto tutte le misure atte ad eseguire la legge. L'intervento ha carattere di urgenza e anche questo deve essere considerato.

8) Le donne che ricorrono all'aborto secondo la 194 hanno il diritto, comune a tutti gli utenti di un servizio sanitario a che la loro decisione sia rispettata, così come la loro dignità e riservatezza. Chi viola il segreto professionale divulgando notizie su interventi commette un reato e offende l'etica professionale. Il garante della riservatezza (detta privacy) deve intervenire a tutela delle utenti, anche contro le manifestazioni plateali davanti agli ospedali con minacce e insulti.

9) Le strutture pubbliche debbono anche sempre informare le utenti di tutti i metodi contraccettivi, in modo che si esegua il desiderio lungamente gridato durante tutto l'iter della legge e della sua doppia vittoria nei referendum: “Aborto libero per non morire, contraccezione per non abortire”.

 

Lidia Menapace


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