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Lidia Menapace. Bolzano Bozen Bulsan
Bolzano. Manichini e riflessi
Bolzano. Manichini e riflessi 
01 Maggio 2016
 

Non posso stare zitta, mentre per iniziativa dell'Austria il Brennero torna ad essere un confine, invece che un passaggio, e a dividere una terra, vocata da una storia controversa ad essere una anticipata “euregio”, oppure a patire senza costrutto. E non voglio tacere nemmeno la crisi politica degli stati e nazioni dell'Europa centrosettentrionale, che abbiamo sempre ammirato e quasi benevolmente invidiato per la splendida avanzata socialdemocrazia, che si rivela infine quasi più fragile della nostra storica confusione, dico di noi italiani/e.

Dico due parole sui due punti indicati. Bolzano, dopo le tremende vicende delle due guerre mondiali, che l'hanno colpita e ferita, era diventata una città ospitale, tanto che già negli anni cinquanta qui i Rom erano bene accettati, si fermavano venendo da nord durante l'inverno, quando i circhi erano fermi, avevano loro scuole stanziali provvisorie, cioè potevano avere la loro vita nomade. Così anche gli immigrati di più recente arrivo non hanno mai suscitato atteggiamenti di rifiuto, si sono accomodati, sia pure modestamente. Ora tutto questo tessuto civile e democratico rischia di lacerarsi, di saltare. A Bolzano avremo tra poco le amministrative e si vedrà.

Preoccupantissima la crisi democratica dei paesi del Nordeuropa. Sono la patente dimostrazione che se si insiste con il riformismo, quando il sistema è in crisi strutturale globale e -a mio parere- finale, e quindi quando il riformismo sia spicciolo o magari solo enunciato come quello di Renzi, come anche quello serio e radicato da tempo nei paesi scandinavi; quando dunque il capitalismo non è più riformabile, o socialismo o barbarie, o alternativa o neofascismo, magari addirittura neonazismo. Ci siamo: di socialismo nemmeno l'ombra, ma la barbarie infuria e si dilata fino al razzismo predicato e instillato, fino ad evocare e proporre le ruspe.

Poiché la situazione è prerivoluzionaria e chiede appunto una mutazione dello stato di cose presenti, proporre la rivoluzione culturale, evitando rigorosamente tutte le dannose e stupide scorciatoie violente, è assolutamente necessario e possibile.

 

Lidia Menapace


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