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Lidia Menapace. Capitalismo e controllo demografico
Olympe De Gouges (1748 - 1793)
Olympe De Gouges (1748 - 1793)  
17 Marzo 2011
 

Vorrei intervenire su Demografia, Fisica atomica, Crisi capitalistica. Naturalmente in modo schematico e riassuntivo per ragioni di spazio, ma connesso, perché credo che una delle barbarie indotta dalla crisi capitalistica sia l'incapacità di connettere argomenti e ridurre tutto a sondaggi. Invece, quanto più il sapere diventa specialistico (giustamente), tanto più la politica, la teoria politica deve diventare capace di costruire i nessi che collegano gli specialismi.

Quando Adamo Smith lanciò la sfida della Rivoluzione industriale, pensando che poiché il nuovo sistema di produzione, con le macchine (macchina a vapore e telaio meccanico, nessuna macchina da guerra) poteva produrre tanto da sfamare tutti e tutte e la scienza applicata alla produzione con la medicina scientifica avrebbe salvato molte vite, trovò una critica esplicita solo da Malthus. Quelle di Olympe de Gouges e di Florence Nightingale non poteva conoscerle, ma sono non meno importanti.

In breve: Malthus diceva che se non si fosse tenuta sotto controllo la riproduzione della specie umana con un adeguato family planning, la bomba demografica (come la chiamiamo oggi) si sarebbe mangiata tutta la produzione riproponendo la questione della povertà. Olympe De Gouges già nel 1793 aveva chiesto come “diritto della donna e della cittadina”, non solo l'accesso delle bambine alla scuola, ma anche una organizzazione degli ospedali in modo che partorire non volesse dire rischio mortale. A sua volta Florence Nightingale, figlia di un medico inglese, che non poté seguire la professione paterna perché le donne non potevano iscriversi alle Facoltà di medicina, inventò le infermiere professionali e nella guerra di Crimea le mandò al fronte ricavandone materiali di sconvolgente tragicità per il massacro dei militari inglesi, dovuto a mancanza di ospedali igiene cure: il generale che comandava le truppe di Sua Maestà britannica ne uscì svergognato a vita. Dei Bersaglieri italiani non si sa nulla. Nemmeno nel 150°.

Malthus trovò l'opposizione assoluta da parte delle Chiese, non solo la cattolica, accusato di egoismo e di immoralità: eppure era un pastore protestante e proponeva di tenere sotto controllo la riproduzione della specie umana solo con l'astinenza. Ma la reazione religiosa fu così forte che l'argomento quasi non fu più ripreso. Anche se in molti paesi la programmazione riproduttiva fu applicata in modo più o meno pubblico. In Italia parlare di controllo delle nascite era un reato durante il fascismo, dato che le donne dovevano produrre figli da armare con i famosi otto milioni di baionette (così blaterava Mussolini: e dovremmo “condividere” questa storia adesso nel 150°?), mentre la Chiesa sosteneva che bisognava far nascere tutti i figli che Dio mandava. C'era addirittura il macabro uso di fare il concorso della più giovane mamma italiana, anche ragazzine di 14 anni. E chi aveva più di 6 figli era esente da tasse.

 

Ciò che mi colpisce -lasciando da parte ogni altra considerazione- è il nesso tra demografia e suo controllo oppure guerra e crisi.

Oggi non si può più far finta di non sapere o non capire che se non si tiene sotto controllo la riproduzione della specie, la barbarie della guerra non si può allontanare.

Ma addirittura sembra che non si sia più capaci di ragionare sul nucleare: nel vivere il rischio è sempre presente, ma fa parte dell'umana razionalità saper calcolare i rischi: di per sé anche andare in bicicletta è rischioso: si può andare a sbattere la testa sul selciato e restare secchi; anche camminare per strada è rischioso, puoi essere investito da un guidatore ubriaco persino sulle strisce pedonali, oppure ti può cadere in testa il proverbiale vaso di fiori dal balcone del quinto piano. Ma -più seriamente- si può discutere dei rischi comparati dell'aereo o del treno: gli aerei hanno meno incidenti dei treni, ma è più difficile salvarsi da un incidente aereo che da uno ferroviario. Sicché il treno è meno rischioso dell'aereo. Si può anche discutere sui rischi del tipo di gestione: in Inghilterra dopo la privatizzazione delle ferrovie gli incidenti sono così aumentati, che si è tornati indietro. E le centrali atomiche, come le estrazioni petrolifere sottomarine (Golfo del Messico) dicono che le gestioni private sono meno controllabili e considerano il profitto più della vita delle persone.

In sostanza gli incidenti provenienti dall'atomo non consentono calcolo dei rischi. Si passa da centrali dove tutto va bene a centrali che disseminano morte per molto tempo e in grande spazio. Sicché non si tratta di trovare protezioni maggiori in una impossibile rincorsa tra calamità naturali e sistemi di sicurezza. Una via ragionevole sembra -come dice anche Rubbia- quella di sperimentare anche altre fonti energetiche e intanto -dico io- ripensare la fisica dell'atomo da capo espungendone ogni uso bellico. In questa vicenda bisogna ricordare che noi donne siamo stabilmente diventate la maggioranza della popolazione del pianeta, e si può anche pensare che il nostro fertile grembo possa risarcire ogni più selvaggio spreco di vite. Ma noi donne possiamo invece anche annunciare la coscienza del limite, che ci appartiene come dicemmo dopo Cernobyl, e tenendo sotto controllo la riproduzione della specie, come già facciamo (le N.U. lo riconoscono) aprire altri futuri. Non prometeici.

 

Lidia Menapace


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