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Fratelli Angelini. La rosa tartena
Foto 1
Foto 1 
26 Agosto 2017
 

I fratelli Angelini questa estate ritrovano nuovi reperti della civiltà delle pietre coppellifere, presso un dosso a terrazza sulla valle in alpe Scala sotto il passo di Tarten, donde si scende in Val Brembana all’alpe Li Salini, toponimo che richiama l’antica via del sale; scendendo ancora si raggiunge la località Furen, questo luogo ci ricorda i forni fusori del minerale di ferro presente nella storicamente citata miniera di Caxiröl1 in alpe Purscil, già sfruttata dai celti-etruschi. Quest’ultima alpe forma con l’altra suddetta la testata della valle che confluisce alla imponente cima del piz Tarten (2500 m circa) sopra i tre magnifici laghi, sorgente principale del fiume Tarten, accolti in conche di rocce e pascoli una sopra l’altra, sito di altissimo interesse geologico e paesaggistico da tutelate a denti stretti.

Non meravigli dunque se qui già gli antichissimi l’hanno abitata in grotte, tuguri e capanne come cacciatori o rudimentali allevatori di pecore e capre. L’indelebile testimonianza di ciò è sulle pietre ritrovate su quel dosso citato che si apre allo scenario delle Retiche, alla panoramica degli alpeggi, sotto l’importante passo di genti provenienti dal sud, indicato col nome di Tarteno già ai tempi dei romani come testimonia la carta geografica d’epoca (foto 6).

Quanti e quali sono queste pietre? Almeno quattro, due sono sassi mobili, le altre due son massi fissi. Descrivendo i primi due, uno a far cinta muraria o barek più in basso riporta un numero di coppelle (foto 1), l’altro più su (foto 2) fa pensare addirittura che oltre a coppelle porti il segno di un’impronta d’animale d’era geologica, di dinosauro o di ciclope omerico? Rimane il masso terra con evidenti coppelle, richiamo di stelle o di stagioni (foto 3). La quarta pietra riporta una specie di rosa (foto 4) come quelle scolpite su un masso della Val de’ Lema (foto 5), anche queste in prossimità dell’omonimo passo di facile accesso alla Val Brembana. I passi fin dall’antichità erano luoghi di grande utilità e perciò di vivo culto. Abbiamo pensato d’indicare questa specie di rosa scavata sull’esempio della camuna invece graffiata (foto 8) come la rosa tartena, entrambe le quali indicano comunque le quattro direzioni. Essa è fiorita nel cuore delle Orobie presso importanti passi per quel tempo remoto il cui esclusivo mezzo di trasporto erano i piedi.

Ebbene su quel dosso spontaneamente nasceva quel sentimento di riconoscenza verso la natura personificata in divinità della terra e del cielo, ossia la Grande Madre nel simbolo della pietra, il dio Suna, guida assoluta di quei popoli fanciulli, e il dio del Tuono celtico Taranis.

Tar etimologicamente indica il tuono, anis può derivare dall’indoeuropeo amnis fiume, dunque Tarten può esser letto come ‘figlio del tuono’ da tar e thegn-figlio.2

Dal tuono infatti scaturiscono l’acqua e il fuoco, elementi essenziali alla vita e le basi della civiltà.

Un’escursione in Val de’ Lema, dopo esserci fermati a gustare il bassorilievo di Amnis, successivamente individuato come Suna il volto del dio Sole, risalendo la valle ci appare casualmente su un sasso il noto simbolo del sole: cerchio col punto nel centro riutilizzato da un pastore per incidere una data (foto 7). Questo simbolo ricorre in Val Tarten almeno con questo cinque volte, ritrovato anche nella valle di Albaredo in due piccoli cerchi di pietra forata e uno sul monte Pitalū di più grossa dimensione.

Testimoni sono di una antica adorazione del sole delle genti orobiche o figli del sole.

Grati all’illustre civiltà pagana ricca di spirito e devozione per la bella natura confidiamo nella sensibilità di spinoziana memoria: Deus sive natura.

 

I fratelli Angelini

 

 

 

1 Camillo Gusmeroli, La Storia di Tartano, Tecnostampa, Montagna in Valtellina 1985 - Cap. 1.

2 Thane / Thegn (θeɪn) n. Old English thegn, akin to Greek téknon child (simile al greco téknon figlio). (Random House Kernerman Webster's College Dictionary, © 2010 K Dictionaries Ltd. Copyright 2005, 1997, 1991 by Random House, Inc.).


Foto allegate

Foto 2
Foto 3
Foto 4
Foto 5
Foto 6. Tabula peutingeriana, part.
Foto 7
Foto 8
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