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Carlo Forin. Il doppio circolo della Resistenza
25 Aprile 2017
 

Oggi sono stato bis-alfiere della Resistenza: a Fregona ed a Vittorio Veneto.

Sono stato prelevato da Bruna e Francesca (Meneghin) alle 8:10 per essere a Mezzavilla di Fregona ad inaugurare il cippo eretto ad Ottavio De Luca, morto a 21 anni in assalto solitario con una pistola e bombe a mano per ritardare la risalita di forze repubblichine e salvare gli altri della brigata Cairoli in ritirata sul Cansiglio.

Alle 10:30 ho portato la bandiera tricolore, col nastro Avl di Conegliano, in fila dei labari delle organizzazioni partigiane, dietro al diciassettenne Fabio, col nastro Avl di Vittorio Veneto a celebrare la medaglia d’oro per la Resistenza, data a Vittorio Veneto, bis della medaglia d’oro al valor militare della vittoria nella prima guerra mondiale, che verrà celebrata l’anno prossimo.

Ho gradito particolarmente il discorso celebrativo fatto da Ernesto Brunetta, ricco di storia viva, cioè di sociologia di un socialista come me. Ha raccontato la Resistenza di popolo in doppio giro: largo e di popolo, dal 1919 con incendio de l’Avanti e delle organizzazioni contrarie al mostro ventennale nazi-fascista che montava, stretto nei venti mesi armati dal 8 settembre 1943 al 25 aprile 1945. Una Resistenza matrice della Costituzione, databile al 2 giugno 1946, nel referendum pro democrazia anti monarchia, dove le donne votarono per la prima volta dando un volto bi-sex alla Repubblica italiana dalle origini.

Questo mi inorgoglisce ancor più: io sono stato concepito l’8 settembre 1947, quando Gino Forin, scampato alla morte l’8 settembre ‘43 cui andò incontro la sua compagnia di fanteria in Roma, dove sarebbe dovuto rientrare per fine licenza premio da Carpesica, ma non convenne, sconsigliato da un ufficiale a Mestre, durante il cambio-treno, sposò Luigia Dal Mas, detta Gigetta; nacqui il 1° giugno 1948, il giorno prima del varo definitivo della Costituzione, formalmente perfetta.

Ernesto Brunetta ha parlato pulito, dal mio punto di vista. La Resistenza italiana fu anche un fenomeno militare, benché secondario nel quadro della vittoria dei Paesi opposti al mostro autoritario illiberale nazista; se questi avesse prevalso, la gerarchia avrebbe sistemato al top la razza superiore vel germanica, al pot gli ebrei, qualificati semiumani, gli zingari, i neri, i comunisti, gli ‘sgorbi umani’, un gradino sopra gli slavi, un altro gradino solo sopra gli italiani… tutti servi da tenere come gli schiavi, da sopprimere prima o dopo. Ed i poveri italiani sono sopravvissuti vincendo la vita. In questo senso la Resistenza fu un fenomeno religioso che oggi viviamo.

 

Carlo Forin


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