Giovedì , 17 Ottobre 2019
VIGNETTA della SETTIMANA
Esercente l'attività editoriale
Realizzazione ed housing
BLOG
MACROLIBRARSI.IT
RICERCA
SU TUTTO IL SITO
TellusFolio > Spettacolo > In tutta libertà
 
Share on Facebook Share on Twitter Share on Linkedin Delicious
Gianfranco Cercone. “La mafia non è più quella di una volta” di Franco Maresco
19 Settembre 2019
 

C'è stato un tempo in cui la critica, un certo tipo di critica, anche cinematografica, aveva tra i suoi bersagli polemici, il decadentismo: intendendo per decadentismo non solo e non tanto l'insistenza a descrivere gli aspetti morbosi, degenerati, distruttivi, della vita e dalla società; ma soprattutto il compiacemento nel descriverli, come se quelle malattie fossero fonte di fascino per l'artista, fossero ammantate ai suoi occhi di una loro singolare bellezza.

Non è più tempo di condanne ideologiche, e dunque senza intenti di accusa dirò che una sensibilità decadente la si può ritrovare in autore cinematografico come Franco Maresco, che ha presentato al festival di Venezia un film documentario – La mafia non è più quella di una volta – che ha vinto il Premio Speciale della Giuria.

Le degenerazioni sulle quali il film si sofferma riguardano soprattutto la società siciliana, e in particolare palermitana. E, più che la mafia in se stessa, sono costituite dalla diffusa connivenza con la mafia, della società civile: attraverso l'omertà, il proclamato disprezzo nei confronti dei rappresentanti dello Stato, che siano carabinieri o giudici; o anche soltanto attraverso l'apatia e l'indifferenza.

L'occasione da cui scaturisce il racconto cinematografico sono le commemorazioni a Palermo per gli anniversari delle stragi di Capaci e di via d'Amelio, e dunque in onore dei giudici uccisi dalla mafia Falcone e Borsellino.

Ma ecco: i ragazzi che nel film vediamo sfilare per le strade di Palermo cantando e ballando, manifestano – dal punto di vista dell'autore – una leggerezza, ma anche una storditaggine, che ce li fa sembrare ignari della gravità, della tragicità, dell'evento commemorato.

E quando poi la cronaca si trasferisce al quartiere Zen di Palermo, il disappunto cede il passo a un senso di pena. Su un palcoscenico estemporaneo, di fronte a un gruppo sparuto di spettatori, la celebrazione in onore di Falcone e Borsellino consiste nell'esibizione di alcuni cantanti neomelodici, professionisti ma soprattutto dilettanti, perlopiù ostinatamente contrari a pronunciare in pubblico le chiare e semplici parole: “No alla mafia”.

Del resto l'organizzatore dell'evento, su incarico, si dice, del Comune di Palermo, è un tale Ciccio Mira, che, per sua ammissione, aveva già organizzato feste ed eventi anche su incarico di boss mafiosi.

E quando una canzone ha accenti troppo celebrativi nei confronti dei due giudici, e infastidisce uno degli abitanti del quartiene, prontamente l'organizzatore modifica la scaletta dei brani musicali, inserendo soltanto i classici più inoffensivi della canzone italiana.

Va detto che quel Ciccio Mira, un personaggio che avevamo già imparato bene a conoscere dal precedente film di Maresco, Belluscone, è una maschera memorabile. In fondo è una variazione del tipo di Don Abbondio, uno di coloro pronti ad ammettere che se il coraggio uno non ce l'ha non se lo può dare. E il suo comportamento, ma prima ancora, direi, il suo atteggiamento fisico, esprime un'inveterata, secolare remissività; la disponibilità a obbedire al padrone del momento: con la stessa imperturbabile pazienza con cui si fa riprendere e intervistare dall'autore del film, Maresco appunto, che non fa che rimproverargli la sua omertà, la sua ignoranza, i suoi tentativi maldestri di negare la natura criminale dei fatti e dei personaggi di cui racconta.

Dicevo che la festa al quartiere Zen suscita un senso di pena. E sembra pensarla allo stesso modo Letizia Battaglia, storica fotografa della lotta alla mafia e coscienza critica del film. Ma non è la stessa reazione di Maresco, il cui film è in fondo un ghigno insaziabile, come se la vista di tanta miseria umana e civile gli suscitasse una specie di ebbrezza, un feroce buon umore, una crudeltà quasi sadica, nell'atto di denunciarla.

Ma questa sua attrazione per ciò che è mostruoso, fa sì che il suo film sia ricco di personaggi a vario titolo degenerati, incisi con vigore.

 

Gianfranco Cercone

(Trascrizione della puntata di “Cinema e cinema”
trasmessa da Radio Radicale il 14 settembre 2019
»»
QUI la scheda audio


Articoli correlati

 
 
 
Commenti
Lascia un commentoNessun commento da leggere
 
Indietro      Home Page
STRUMENTI
Versione stampabile
Gli articoli più letti
Invia questo articolo
INTERVENTI dei LETTORI
Un'area interamente dedicata agli interventi dei lettori
SONDAGGIO
TURCHIA NELL'UNIONE EUROPEA?

 75.5%
NO
 24.5%

  vota
  presentazione
  altri sondaggi
RICERCA nel SITO



Agende e Calendari

Archeologia e Storia

Attualità e temi sociali

Bambini e adolescenti

Bioarchitettura

CD / Musica

Cospirazionismo e misteri

Cucina e alimentazione

Discipline orientali

Esoterismo

Fate, Gnomi, Elfi, Folletti

I nostri Amici Animali

Letture

Maestri spirituali

Massaggi e Trattamenti

Migliorare se stessi

Paranormale

Patologie & Malattie

PNL

Psicologia

Religione

Rimedi Naturali

Scienza

Sessualità

Spiritualità

UFO

Vacanze Alternative

TELLUSfolio - Supplemento telematico quotidiano di Tellus
Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - ISSN 1124-1276 - R.O.C. N. 32755 LABOS Editrice
Sede legale: Via Fontana, 11 - 23017 MORBEGNO - Tel. +39 0342 610861 - C.F./P.IVA 01022920142 - REA SO-77208 privacy policy