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Gianfranco Cercone. “KEDI – La città dei gatti” di Ceyda Torun
21 Maggio 2018
 

Tra le tante angolazioni, tra i tanti punti di vista possibili dai quali si può guardare una città, la regista turca Ceyda Torun ha scelto, per descrivere Istanbul, uno dei più singolari, dei più imprevedibili: il punto di vista dei gatti randagi.

(Il suo documentario, che uscirà nelle sale cinematografiche dalla settimana prossima, si intitola: Kedi – La città dei gatti. E Kedi, in turco, significa appunto: gatto.)

Infatti, si evince dal film, i gatti randagi – che compiono le loro scorribande per i terrazzi, per le strade, per le botteghe, per i caffé, per i ristoranti sul Bosforo, e insomma per tutta la città – sono a Istanbul numerosissimi, addirittura decine di migliaia; e, generalmente, per un'antica tradizione, sono tollerati e anzi curati e protetti dalla popolazione che, attraverso questa simpatica, gentile abitudine sembra esprimere fra l'altro una tendenza all'apertura, all'accoglienza degli altri (perché, come afferma, non senza ragioni, uno dei personaggi intervistati, chi disprezza gli animali disprezza anche gli esseri umani).

Insomma: la regista abbassa la macchina da presa quasi rasoterra, come per guardare la città dal punto di vista dei gatti; studia il loro comportamento, il valore espressivo di certi loro movimenti; fa di alcuni di loro i protagonisti di piccole avventure, colte sul vivo, non ricostruite.

Ma grazie a questo suo evidente, conclamato amore per i gatti, riesce a cogliere anche quell'alone protettivo intorno a loro costituito dagli abitanti di Istanbul – donne, ma soprattutto uomini – che li accarezzano, li nutrono e li ospitano per tutto il tempo che quei gatti desiderano, nei loro negozi o nei loro appartamenti.

Il documentario cerca di scandagliare le ragioni di questo affetto, e scopre così che per alcuni i gatti sono strumenti della provvidenza, messaggeri di Allah (nel Corano sono spesso citati!), tanto che ecco attraverso un gatto, racconta un uomo, ha trovato per terra un portafogli che conteneva proprio quella somma di denaro di cui in quel momento aveva disperato bisogno.

Per altri, più raffinati, quei piccoli idoli dagli occhi verdi e indecifrabili, sono un contatto con l'Ignoto, con un'altra dimensione dell'esistenza.

Per altri ancora i gatti incarnano quelle positive tendenze del carattere che gli uomini a volte perdono: come la risolutezza, l'indipendenza, il gusto di vivere, la capacità di essere felici anche essendo poveri (mentre degli uomini si depreca l'avidità).

È forse proprio l'avidità di guadagno, si suggerisce, che ha condotto all'inquinamento dell'ambiente, del cibo e dell'acqua, cosicché molti gatti adesso muoiono di tumori (problema che certo investe anche gli uomini).

La nota conclusiva del film è amara.

Si teme che quell'anima antica di Istanbul (religiosa ma anche tollerante), nel degrado compressivo possa andare perduta.

Si tratta di un documentario poetico, interessate. Nelle sale italiane il 22 e il 23 maggio, distribuito da Wanted Cinema.

 

Gianfranco Cercone

(Trascrizione della puntata di “Cinema e cinema”
trasmessa da Radio Radicale il 19 maggio 2018
»» QUI la scheda audio)


 
 
 
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