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Maria Paola Forlani. “Impressioniste” di Martina Corgnati 
Berthe Morisot, Eva Gonzalés, Marie Bracquemond, Mary Cassat
04 Settembre 2018
 

Martina Corgnati

Impressioniste

Berthe Morisot, Eva Gonzalés, Marie Bracquemond, Marry Cassat

Nomos Edizione, 2018, pp. 216, € 19,90

 

Nella prospettiva dell’esperienza artistica la domanda a cui la filosofia e la politica femministe o di genere hanno dato molte e contrastanti risposte si presenta allora in termini semplici ed essenziali: che cosa significa essere una donna? C’è davvero una rivelante peculiarità esistenziale, naturale, pre-sociale, nell’essere gettati in un destino femminile?

Se è vero che si diventa donne in situazioni in cui sono in gioco la differenza sessuale e quella culturale, resta da vedere quale sia lo specifico contenuto di questa attivazione. Che cosa sono e penso al momento in cui comprendo il mio essere femminile insieme all’essere uguali e differenti di altre donne e altri uomini. Che cosa sono quando cerco di fare arte, filosofia, politica, letteratura, musica, sapendo di dovermi misurare con le specifiche difficoltà che riguardano ogni donna nell’arte, in filosofia, in politica…?

Credo che la risposta sia fondamentalmente una sola: una donna è quel che sarebbe in un mondo in cui le donne non sarebbero discriminate, assoggettate, offese.

Noi troviamo il femminile, nel senso proprio, solo nel momento in cui cerchiamo di immaginare un mondo in cui le donne, in ogni campo e luogo, avrebbero il normale diritto di essere ascoltate. Solo in relazione a questo mondo possibile esistono politicamente soggetti femminili; solo questo mondo, che l’arte può già costruire immaginativamente, e che ha già in parte iniziato a costruire, è il termine di confronto ideale.

L’indagine che Martina Corgnati ha dedicato a Berth Morisot, Eva Gonzalés, Marie Bracquemond e Marry Cassatt nel libro Impressioniste è, sì, uno studio approfondito della vicenda artistica e umana delle quattro artiste ma è, anche, un’analisi storica e sociologica della società duramente maschilista in cui dovettero farsi largo, in una Parigi che nell’ultimo ‘800 era la capitale culturale del mondo intero, ma dove l’accesso alle Accademie di Belle Arti restò vietato fino al 1897.

Le quattro artiste, dotatissime, dovettero perciò sfoderare una grinta non comune per far riconoscere il proprio talento dalla critica e dal pubblico: non solo erano donne, ma si accompagnavano al gruppetto rivoltoso e “dissoluto” degli impressionisti, loro per primi mal digeriti dalla buona società e quindi dal collezionismo. Durante un’asta, Berthe Morisot si prese persino della ‘sgualdrina’ ma non si lasciò fermare. E così fecero le altre, salvo la infelice Marie Bracquermond (1840-1916), moglie del famoso incisore Félix Bracquemond, che fu presente a divere mostre degli impressionisti ma fu poi vittima dell’autoritario consorte, molto meno avanzato di lei in fatto di pittura. Così, a 47 anni soltanto decise di ritirarsi: per «gestire la casa», scriverà il figlio. Eppure, persino Ingres, che alle artiste concedeva al massimo di praticare generi “minori”, quando vide i disegni della giovane Marie, si ricredette. Rinunciando alla pittura, Marie consegnò il suo nome all’oblio, mentre fu la morte precoce a far presto dimenticare Eva Gonzalés (1840-1883), figlia di un illustre letterato francese di origine spagnola e di una musicista rinomata, cresciuta fra le ottime frequentazioni culturali dei genitori, che fu l’unica “allieva” del chiacchierato Eduard Manet. Dopo essersi guadagnata premi e riconoscimenti, Eva morì per le conseguenze del parto, a nemmeno una settimana del suo maestro. E il suo nome scomparve.

Più fortunate, invece, furono Berthe Morisot e Marry Cassatt.

Nata a Bourges Marie Pauline il 1841, Berthe è la terza figlia del prefetto Tiburce Morisot e di Marie-Joséphine Thomas. Nel 1848 la famiglia si trasferisce a Parigi dove Berthe, su consiglio di Rossini, amico di famiglia, viene educata alla musica insieme alla sorella Yves. I genitori tengono particolarmente all’istruzione delle figlie che ben presto seguiranno anche lezioni di disegno e pittura. Dopo aver frequentato i corsi di Chocarne e Guichard ed essersi esercitata sulla copia dei capolavori del Louvre, Berthe e Edma diventano allieve di Camille Cotot, famoso paesaggista. La lezione di Corrot si rivelerà assai preziosa per la formazione stilistica di Berthe. Anche grazie all’appoggio del suo nuovo maestro, Oudinot, la pittrice riesce ad esporre al Salon del 1865, dove ha inviato due tele. Il suo futuro sembra pieno di promesse finché, nel 1868, Berthe fa un incontro che si rivelerà fatale per la sua carriera: le viene presentato Eduard Manet, uno dei pittori più contestati e scandalosi della Parigi del tempo. Tra i due si stabilisce subito una grande intesa. Berthe posa come modella per alcuni capolavori dell’amico, lui le insegna molto, pur senza mai diventare ufficialmente il suo maestro. Attraverso Manet, conosce un gruppo di pittori all’avanguardia: Edgar Degas, Claude Monet, Auguste Renoir, Alfred Sisley… Con loro Berth intraprenderà una strada difficile: quella dell’Impressionismo. Nonostante il parere contrario di Manet, espone con loro nella celebre mostra allestita nel vecchio atelier di Nadar in Boulevard des Capucines. Siamo nel 1874: l’Impressionismo muove i suoi primi passi e si guadagna le prime feroci critiche dal pubblico e dalla critica ufficiale, soprattutto, Berthe che allieva di Manet e associata agli impressionisti offre una pessima presentazione per una donna che desidera far successo nel campo dell’arte. Ma, nonostante le preoccupazioni della madre, Berthe è risoluta e non sembra avere ripensamenti. Il suo ruolo nel gruppo è tutt’altro che marginale: sarà lei a preoccuparsi dell’organizzazione di alcune esposizioni e ad apportare interessanti novità pittoriche. Berthe nel 1874 sposerà Eugéne, fratello del suo mentore Eduard Manet. Dall’unione nascerà una figlia, Julie, più volte ritratta dalla pittrice: dopo la morte del padre, sarà il poeta Stéphane Mallarmé a occuparsi di lei come tutore. Da tempo cagionevole di salute, Berthe muore nel 1895.

Verrà sepolta al cimitero Passy, nella tomba della famiglia Manet. L’anno successivo Mallarmé, Degas, Monet e Renoir organizzarono una sua personale presso la Gallerie Durand-Ruel.

L’americana Mary Cassatt nasce ad Allegheny City, oggi parte di Pistsburg, in Pennsylvania nel 1844. Figlia di una famiglia agiata residente a Philadelphia.

Mary sogna di diventare artista e, nonostante il parere fermamente contrario del padre, a sedici anni si iscrive alla Pennsylvania Accademy of the Fine Art. Dopo aver girato l’Europa da sola, si stabilisce a Parigi dove entra nell’atelier di Chaplin, molto frequentato dalle donne artiste. Ma sarà l’incontro con Edgar Degas a cambiare il corso della sua formazione artistica. Sarà lui a introdurla negli ambienti più all’avanguardia della città e a presentarle i pittori del gruppo impressionista.

Quando nel 1890 l’Ecole des Beaux-Art allestisce una grande mostra dedicata alle stampe giapponesi. Mary e la sua collega Berthe Morisot si precipitarono a visitarla e su di loro fecero un effetto dirompente. Da allora lo stile di Mary sposerà la lezione di Degas alla stilizzazione delle stampe giapponesi, creando capolavori di straordinaria originalità. Nel 1911 gravi problemi agli occhi le impediranno di lavorare per sempre. Morirà quindici anni dopo nel 1926, a ottantadue anni, a Château de Beaufresne, in Francia. Mary Cassatt gioca un ruolo fondamentale nella diffusione dell’impressionismo negli Stati Uniti: il pubblico americano apprezza molto la pittrice e ne riconosce i meriti, considerandola uno dei principali rappresentanti del nuovo stile importato dalla Francia.

 

Maria Paola Forlani


 
 
 
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