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Sondrio. Genocidio in Siria e il silenzio delle coscienze 
Le sfide che investono l’Europa, in un mondo che cambia. Contributo del Presidente della Sezione “Ezio Vedovelli” Valtellina Valchiavenna del Movimento Federalista Europeo, Giuseppe Enrico Brivio
20 Aprile 2018
 

In Siria è in corso un genocidio, con più di 400.000 morti e dai 4 ai 5 milioni di profughi, nel silenzio assordante di troppi. Tra gli interlocutori su questa gravissima crisi che vede in campo USA, Russia, Iran, Turchia ed Israele, mancano, a detta dei federalisti europei, due voci: quella di un mediatore autorevole e quella del movimento per la pace. La tragedia in corso in Siria vede il mondo impotente e indifferente. La crescita della tensione tra Stati Uniti d’America e Russia, con la stupidità di Trump e la spregiudicatezza di Putin, tanto caro ai nostri sovranisti, fanno pensare al rischio della deflagrazione della Terza Guerra Mondiale (che sarebbe peraltro già in atto, “a pezzi”, come ha detto Papa Francesco).

Il mondo bipolare USA – URSS è diventato multipolare. Si sta in effetti formando un sistema internazionale più flessibile, potenzialmente più capace di affrontare le crisi perché può far emergere una figura di mediatore tra le potenze in conflitto. Manca però, in rapporto alla crisi siriana, la consapevolezza che l’UE può giocare questo ruolo. Emmanuel Macron, su cui si sono appuntate molte aspettative per rifondare l’UE, si è assunta in questi giorni una grave responsabilità: invece di promuovere una iniziativa europea per la pace in Siria, si è allineato sulle posizioni di Trump, con Germania ed Italia in posizione defilata, ma garantendo sostegno logistico agli Alleati della NATO. Eppure già oggi l’UE avrebbe gli strumenti per svolgere un ruolo di mediazione e per promuovere l’intervento dell’Agenzia ONU che ha il compito di far rispettare il divieto di detenere armi chimiche!

A questo proposito è il caso di ricordare che Putin, nel 2013, dopo che le armi chimiche furono usate per bombardare la periferia di Damasco, costrinse Assad a consegnare all’ONU il suo arsenale di armi chimiche. Ciò che è avvenuto nei giorni scorsi a Douma starebbe a dimostrare che Assad non aveva consegnato all’ONU tutte le armi chimiche in suo possesso. Del resto l’UE in passato ha già svolto efficacemente questo ruolo pacificatore. Cito un solo esempio: le truppe di interposizione italiane, francesi e spagnole, sotto l’egida dell’ONU, hanno assicurato da una decina di anni l’assenza di guerra tra il Libano ed Israele.

L’UE avrebbe, in definitiva, anche prima della creazione di un governo europeo, la capacità di assumere un ruolo mediatore analogo (non uguale) a quello che la Gran Bretagna svolse nel sistema europeo delle potenze. Manca purtroppo all’Europa la volontà di procedere unita per divenire gradualmente a tutti gli effetti una protagonista indipendente del nuovo mondo multipolare. L’altra voce di cui si sente la mancanza è quella del movimento per la pace che non ha saputo rispondere alla sfida della globalizzazione. È stato insomma sterilizzato il potenziale dei movimenti della società civile globale. Il Movimento Federalista Europeo da parte sua lancia un appello alle Istituzioni europee perché unitariamente in sede ONU rilancino iniziative per la pace in Siria e nel Medio Oriente. Questo appello è rivolto anche al movimento per la pace affinché ridiventi un interlocutore politico dei governi e dei parlamenti e non accetti passivamente il massacro in corso in Siria.

 

Giuseppe Enrico Brivio


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