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Carlo Forin. Benessere e il benessere possibile
17 Aprile 2018
 

Sono le 12:52 di giovedì 12 aprile 2018.

Sto nel mio appartamento, in via Leopardi 8, int. 6 di Ceneda in Vittorio Veneto.

Sto bene.

La mia vita è nell’undicesimo mese del settantesimo anno che compirò il 1° giugno.

Vivo un benessere di fatto. Fisicamente e, soprattutto, idealmente. Ringrazio Dio.

Ringrazio anche i miei fratelli: Maria Luisa, Paolo, Alessandro. Ringrazio i miei genitori, Gino e Gigetta, che giacciono coi corpi nel cimitero di Ceneda, nell’ala nuova ad occidente.

Con lo spirito loro possono vedere la bellezza dell’anfiteatro morenico che oggi tiene Vittorio Veneto.

Ed il monte Altare, visto da sud.

Devo andar a portare dei fiori. L’altro giorno ho preso la decisione che ho posposto. Sono inadempiente, ancora. Ecco, questo è un disturbo che mi toglierò dopo, quando arriverà Mariya, alle 15:30.

Ritorniamo al benessere. Perché invito a guardare il colle del monte Altare?

Anzitutto perché è il ‘mio monte’. Decisi di studiarlo 27 anni orsono, nel 1991. Ora la mia osservazione è completa. Il sacro fuoco che mi spinse a cercare sta scemando. Ho fatto meta, rugbisticamente parlando. Con una meta non si vince la partita di solito. Perciò io continuo a cercare. Ora, voglio trovar l’incontro col lettore, oggi o quando Dio vorrà.

Che cos’ha il colle tanto importante da ‘volere’ più di un terzo della mia vita?

Il nome!: fu monte de Antares e colo maledicto. La prima meta è l’Archeologia del linguaggio.1

Lo scrissi2 nel libretto ANTARES dagli dèi di Babele alle lingue d’Europa, stampato dalla tipografia Tipse di Vittorio Veneto in 500 copie nel mese di febbraio 2005.

Vi inserii3 il documento dell’atto redatto dal notaio Bertucio Nigro del 25 agosto 1435 in merito alle controversie tra le podesterie di Serravalle e Ceneda col nome su menzionato.

 

§ § §

 

Sono le 4:50 di lunedì 16 aprile 2018.

Sono partito bene col benessere.4 Dio mi assiste.

Come si può riassumere la contemporaneità col mio Benessere della pubblicazione del Gaudete et Exsultate di papa Francesco?

Magari, ci sarà lo smagato che dirà: tu eri al corrente della prossimità temporale della pubblicazione. Questo non è. Ad ogni modo non potevo conoscere il contenuto che mi fa vedere il contributo più importante del papa pastore. Io sono arrivato al punto 53 che finisce a pag. 38. Godo della poliedrica, profonda conoscenza del pensiero cristiano (ed anche laico) di Francesco. Godo della psicologia fine capace di toccare tutte le corde dell’anima. Godo della positività, che consente di muovere serenamente le corde oscure della religiosità malata dei cuori chiusi all’amore, misericordioso senza acrimonia, proprio del confessore.

Io non sono capace di fare altrettanto.

L’obiettivo di Francesco:

2. Il mio umile obiettivo è far risuonare ancora una volta la chiamata alla santità, cercando di incarnarla nel momento attuale, con i suoi rischi, le sue sfide e le sue opportunità. Perché il Signore ha scelto ognuno di noi -per essere santi e immacolati di fronte a Lui nella carità-. (Ef 1,4)

su di me ha successo pieno! Ed ho il compito di vestirla di tempo.

Io, che amo sant’Agostino, de Le confessioni e La città di Dio,5 per stare ai libri miei preferiti rivelatori di un altro confessore, do ai due autori lo stesso riconoscimento di guide cristiane.

Il Signore ha scelto anche me per essere santo di fronte a lui nella carità, scrive Francesco.

Ho esaminato Le confessioni in tre edizioni. Una, scarabocchiata e perduta; due della Città Nuova e di Einaudi.

Invito il lettore ad osservare attentamente il capitolo ottavo, la visita a Simpliciano.

Allora era vecchio ormai e nella lunga esistenza passata a perseguire la tua via con impegno così santo [si sta riferendo al Signore dio], mi sembrava avesse acquistato grande esperienza, grande sapienza, né mi sbagliavo. Era mio desiderio conferire con lui sui miei turbamenti, affinché mi riferisse il metodo adatto a chi si trova nel mio stato per avanzare nella tua via.

Io ne ricavo: il benessere non è uno stato immobile. È, piuttosto, una via gioiosa a salire. Come una via alpina tra i boschi.

Nel settantesimo anno da compire nella mia vita

Me ritrovai nel bosco sereno del monte Altare

Dentro la via diritta praticata per tutto il terzo millennio.

Poco poetico, ma molto significativo; per discernere dalla Commedia di Dante l’inferno scampato (forse)6 con lo smarrimento in pratiche licenziose del mezzo della mia vita, la frequentazione quotidiana del monte Altare, che voglio riprendere qua in Ceneda, e lo stadio ‘en fin’ che sto vivendo.

Non ho più la preoccupazione di accertare oltre ogni dubbio la validità dell’archeologia del linguaggio. Sono sicuro di star bene. Lo ripeto in rapporto con i sette miliardi di cittadini del mondo che continuano ad ignorare lo strumento conoscitivo dei nomi degli dèi per coniugare la lingua, che era dingua in latino per Marco Vittorino, che Simpliciano narra a sant’Agostino: un retore pagano persecutore dei cristiani, convertito. Ed aveva ragione a dire che la lingua era stata dingua.

In zumero: dingir è la divinità. Frazionabile: din-gir (in) eme-gir, ‘lingua zumera’.

Prova: Nid.aba, dea delle piante e delle canne scrittorie, dava agli aba, coloro che sapevano leggere e scrivere la bab, porta (di conoscenza) e le canne gi, per scrivere gir, sulle tavolette, dub. Nessuno la legge come si deve: din-aba.

Un suo sinonimo è Nis.aba, che va letto Sin.aba. Sin è una lettura di En Zu, come abbiamo visto.7 Nis è anche un nome sumero del sole, 20 nella kabbalah. Sillaba in dio-nis-o, dio greco. Sin è in sin-tag-mah zumero, ignoto al povero F. de Saussure (1857-1913).

 

La Babele di Internet.

Ho acquistato stamane il periodico Le Scienze con La Babele di Internet in copertina.

Marco Cattaneo propone l’editoriale: La giungla del Web, a che punto siamo con la società della conoscenza dove propone il suo orientamento sul World Wide Web.

È un flash sugli ultimi 20 anni. Io preferisco La Babele di Internet che rappresenta benissimo la situazione caotica rappresentativa della realtà rimasta uguale in 4.000 anni. Ciò mi spinge ulteriormente a scrivere sul benessere possibile (e necessario).

Il caos ha sete di ordine.

 

Carlo Forin



1 122 articoli in Tellusfolio > Ordine di farfalla, numerosi in Archeomedia > Archeologia del linguaggio e giornalieri in Agor@ magazine.

2 Con l’aiuto dell’amico Vittorino Pianca, allora direttore della Biblioteca civica della città.

3 Da pag. 39 a 50.

4 Giovedì 12.

5 Ringrazio ancora gli amici di Agoramagazine di proporre l’immagine di sant’Agostino a cornice dei miei articoli.

6 Sono vivo e sotto giudizio come tutti.

7 Venerdì, nel nome della rosa.


 
 
 
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