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Commenti presenti : 5 In questa pagina : da 1 a 5
   27-09-2009
Caro Rosario,
i tre minuti che il papa ha ritenuto utili per incontrare Berlusconi a Ciampino danno luce al tuo punto di vista.
Puoi avere la mia e-mail dalla Redazione.
Ciao,
Carlo
Carlo Forin   
 
   27-09-2009
siccome sembra che (contro Berlusconi) niente ci si possa fare prendo le mie membra e mi vado a cuccare (ore 16,00-Vecchiano) - e voi state su TF con commenti lunghi chilometri che io non leggo (mi cucco) e nemmeno mio zio perché non è bacucco - Intenderete??? Marco Pachi
Marco Pachi   
 
   27-09-2009
Carlo Forin

Perfino il papa, che ci ha scritto bene della Caritas e di chi sia Gesù,
*********************

Rispetto le tue idee, ma proprio per questo devo contestarle.
Cominciamo con la “Caritas” che ha rappresentato, per questo pontefice, solo una ghiotta occasione per affermare le sue idee e non per proseguire nell’itinerario del magistero sociale della Chiesa.
Si è inventato un “dialogo” con la Populorum Progressio, selezionando talune frasi, estrapolate dal contesto, solo per sminuirne la portata universale; era questo il suo scopo, perché quella enciclica inibirebbe l’involuzione attuale a cui sta sottoponendo la sociologia dell’Umanesimo, inaugurato proprio con la PP ed esaltata nella Centesimus Annus.
Devo necessariamente essere lungo, per essere dettagliato, non mi piace affermare senza documentare; qui inserita la prima nota analitiche della PP, con le assenze (colpevolmente assenti) nella Caritas in Veritate.
Se mi fai avere la tua mail posso inviarti le altre note successive. (raroxas@libero.it)
Ho divulgato queste note in un dibattito virtuale con i 656 iscritti nella mia rubrica.

Quanto alla identificazione di Cristo, basta solamente valutare la presentazione al libercolo di Pera “Perché dobbiamo dirci cristiani”, firmata Benedetto XVI, come se fosse un messaggio pontificio urbi et orbi, per prendere atto della grande confusione(per far salva la sua buona fede) culturale e dottrinale che affligge Ratzinger; presenta, infatti, un Cristo "originale" che non conosciamo, antesignano dell’economia di mercato, liberista, con una punta di razzismo selettivo.
********

Attualità della Populorum Progressio e le omissioni di Benedetto XVI
(Quello che NON c’è nella Caritas in veritate)
Rosario Amico Roxas


Ma l’attualità alla quale faccio riferimento non è quella utilizzata da Benedetto XVI per la stesura dell’enciclica Caritas in veritate.
Benedetto XVI, infatti propone la propria interpretazione della dottrina sociale della chiesa, mettendosi in dialogo con la “Populorum progressio” di Paolo VI, un testo che si inseriva nello spirito di apertura al nuovo orizzonte mondiale, promosso dal Vaticano II.
Questo collegamento risulta abusivo e stravolto, perché da modo all'attuale pontefice di sottolineare, come di consueto, la continuità del magistero romano, presentando il proprio pensiero come il presunto naturale sviluppo dell' 'autentico' insegnamento del Concilio, il tutto selezionando dalla Populorum Progessio, quelle parti che tornano utili alla sua personalissima interpretazione del magistero sociale della Chiesa.
Chiariremo nel corso del nostro dibattito, le ragioni per le quali Benedetto XVI non fa cenno della Centesimus Annus di Giovanni Paolo II, fortemente ostacolata quando reggeva la prefettura per la fede, con metodi inquisitori.

La lunga strada del Nuovo Umanesimo, pur con un itinerario ben definito e in piena evoluzione, ha capisaldi remoti, che non si sono voluti ascoltare e che oggi si preferisce ignorare, nella speranza che possano transitare nell'oblio.

Uno di questi capisaldi è certamente la Populorum Progressio di Paolo VI; due sono le chiavi di lettura dell'Enciclica di Paolo VI:
• la prima nella scia del percorso già iniziato con la Rerum Novarum, agganciando e completando le tematiche degli altri documenti più importanti che seguirono al RN e che precedettero la PP;
• la seconda che si caratterizza per l'innovazione degli argomenti che l'hanno resa di perenne attualità, essendo rivolta non più soltanto alle classi disagiate per riconoscere loro diritti precedentemente disconosciuti, ma perché si rivolge a tutti gli uomini nei loro rapporti interpersonali con tutti i popoli della terra.
I diritti che con le Encicliche sociali venivano riconosciuti alle classi, con la PP vengono dilatati a livello universale, perché tali diritti o sono universali o non sono più diritti, ma diventano privilegi di pochi, sostenuti e mantenuti solo con il fragore della forza che soffoca tutte le legittime esigenze, che sono analoghe sotto tutti i cieli del pianeta, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti, perché il popolo dei vinti non tollera più di restare tale per destino scritto da altri nella loro storia; per questo la PP è anche profetica e, a volte, apocalittica.
La PP si presenta, così, non solamente come una pastorale pietistica, che fa appello alla carità cristiana, ma si trasforma nella nuova sociologia dell'umanesimo integrale (la collaborazione di J. Maritain alla stesura dell'enciclica è ormai informazione accettata), ponendo una pietra miliare nel pensiero sociale della Chiesa, destinato a tutti gli uomini, senza differenze di censo, cultura, religione o colore della pelle.
Ne scaturisce anche il concetto di un diverso e nuovo peccato: il peccato sociale.
Anche nella sua impostazione la PP si diversifica dalle precedenti lettere Encicliche delle quali ha assimilato l'itinerario per portarlo ad un più ampio compimento.
A cominciare dal dossier personale del Pontefice, elaborato fin dai primi giorni di pontificato e, per la prima volta, reso pubblico per dare agio agli studiosi interessati di ripercorrere la strada seguita per giungere alle affermazioni finali dell'Enciclica.
Altra novità è rappresentata dalle collaborazioni richieste per approfondire le tematiche più urgenti, come quella del domenicano P. Lebret, esperto nei problemi del terzo mondo e autore del programma di sviluppo del Senegal, quindi le stesure successive dell'Enciclica, ben sette, con le annotazioni personali del Pontefice, che documentano l'iter travagliato, perché nessuna parola doveva essere occasionale, ma frutto di meditazione per esprimere quel preciso pensiero.
Si è potuto, così, assistere da parte di tutto il mondo alla nascita del documento e disporre di maggiori elementi per comprenderne lo spirito.
Gli studiosi del pensiero sociale della Chiesa poterono ricavare spunti preziosi per la ricerca delle fonti e l'esplorazione del retroterra culturale, che aveva ispirato lo spirito dell'Enciclica.
Poiché vi sono le basi per la nuova sociologia universale, anche nelle citazioni la PP si differenzia dagli altri documenti pontifici; precedentemente erano citati passi del Vecchio e Nuovo Testamento, affermazioni dei Padri e Dottori della Chiesa, con la PP si apre al mondo laico, infatti sono citati sacerdoti e laici come P. Lebret, J. Maritain, Colin Clark, mons. Larrain, Pascal, De Lubac.
L'itinerario della PP, anche se rappresenta la dilatazione a universale delle precedenti Encicliche, cosa che ci fornisce una spiegazione intellettuale dell'evoluzione, non può essere compresa nella sua intima essenza se si prescinde dall'itinerario umano del sacerdote Montini, che ci fornisce il chiarimento spirituale.
Non potrei non cominciare da quella baracca trasformata in Chiesa dove l'Arcivescovo di Milano, mons. Montini, celebrò la Messa di Natale il 25 dicembre del 1955; quel giorno documentò al mondo che la Chiesa è nata tra i poveri ed è destinata ai poveri, ed è la sola voce che può e deve levarsi forte per sostenere i diritti dei più deboli e dei più fragili, di quelli che non hanno voce per farsi sentire.
Come Arcivescovo mons. Montini visitò l'America Latina e l'Africa, ma non si fermò ad ammirare i superbi reperti archeologici dei conquistadores, ma guardò la realtà dell'indio e del negro, come realtà di uomini sofferenti in mezzo ad altri uomini opulenti ed egoisti; lì dovette maturare la convinzione del nuovo peccato commesso ogni giorno da quanti non vedono nel prossimo bisognoso la presenza di quell'Uomo che porta una Croce non Sua in giro per il mondo, appesantita dall'egoismo di tanti uomini, in una nuova Via Crucis dove si rinnova, stazione dopo stazione, il peccato sociale.
Ricordando la pastorale del Natale 1955, in quel gelido tugurio dove il Cristo era presente nei derelitti di una Milano occupatissima a celebrare non il rinnovarsi del mistero della Natività, ma il rito del cenone, e la lettera Enciclica PP, ritroviamo tutto l'itinerario dell'uomo Montini e la dilatazione degli orizzonti operata dall'assunzione della paternità universale.
L'esigenza di toccare con mano la miseria che affligge una grande parte del mondo, condusse Paolo VI, , eletto al Pontificato, a visitare la Chiesa dei poveri in un pellegrinaggio che lo portò, innanzitutto, in Palestina nel 1964, in quella terra travagliata e contesa; era solo il 1964, ancora l'esercito israeliano non aveva scatenato quella che la storia ricorderà come 'la guerra dei sei giorni', quando con un'azione aggressiva quanto fulminea occupò i territori che l'ONU aveva assegnato ai palestinesi, dalla striscia di Gaza a Sud, alla Cisgiordania a Nord, alle alture del Golan, insediando i coloni e schierando l'esercito a difesa dei territori occupati. Furono oltre 2 milioni i palestinesi costretti a fuggire dalle loro case, dai loro villaggi, dalle loro cittadine, riparando nelle nazioni arabe vicine, come profughi non sempre ben tollerati.
Un ulteriore viaggio fra i poveri portò Paolo VI fra gli orgogliosi grattacieli di New York, illuminati quotidianamente a festa, simboli tangibili di un'opulenza che mortifica tutta quella larga parte del mondo dei vinti, utilizzando la illusorietà del benessere, destinato, però, solo a pochi privilegiati. A New York il Santo Padre non si soffermò a compiacersi della esibizione di ricchezza, andò a cercare i più deboli in quei ghetti dove il colore della pelle marchia, ancora oggi, escludendoli dal consorzio del benessere, gli emarginati di Harlem; l'eccezione di Condoleeza Rice ne è la riprova, in quanto, giunta ai massimi vertici del potere si è schierata con il più forte dimenticando la storia che la riguarda personalmente.
Queste esperienze ci indicano le profonde motivazioni che portarono Paolo VI a inserire nella Sua PP gli esempi di uomini che nel silenzio della propria coscienza si erano adoperati con gli altri e per gli altri, come Charles de Foucauld, il martire della donazione al Terzo Mondo, padre Chenu, il grande teologo sostenitore dei preti-operai, che si 'fracassarono le reni' nei miserabili sobborghi fra algerini e italiani sfruttati dalla grande industria, e ancora padre Lebret, che consacrò il suo genio al servizio dei popoli del Vietnam, del Senegal e del Nord-Est del Brasile.
Venne citato più volte il profetico e terribile documento del Concilio 'Gaudium et Spes', Gioia e Speranza, lì dove assicura gioia e speranza a chi riconosce nel povero l'immagine di Cristo, escludendo coloro i quali, nazioni, popoli o singole persone, hanno privilegiato l'accaparramento delle ricchezze in contrapposizione alla distribuzione della solidarietà; fu una citazione profetica e apocalittica, con una promessa e una condanna.



Rosario Amico Roxas   
 
   27-09-2009
Sono tanto d'accordo da aver scorso via velocissimo l'articolo senza preoccuparmi esattamente dell'idea di Valter: l'inferno esiste e tutti quelli così ci vanno dentro. La legge del 8 agosto rende simoniaco il Vaticano.
Perfino il papa, che ci ha scritto bene della Caritas e di chi sia Gesù, rischia di finirci dentro se non straccia i patti simoniaci o lateranensi. Con questi, potrebbe costruire navi per non far affogare i pellegrini!
Carlo Forin   
 
   26-09-2009
per riaffermare che nutrizione e idratazione artificiali sono obbligatori,
*************************

Colgo questa frase perchè mi ricorda un momento saliente cui ho assistito e che rappresenta un vivido ricordo, uno di quei ricordi che non si sa distinguere da un incubo.
Per motivi di lavoro dovetti recarmi in Senegal dalla Tunisia dove risiedevo. Dovevo organizzare una spedizione di banalissimi deflussori, di quelli che servono per le flebo.
Dovetti anche recarmi in un improvvisato ospedale itineranti a est del paese, al confine con la Mauritania e il Mali.
Mi colpì una donna di età imprecisabile, ma doveva essere giovane perchè teneva il suo bambino tra le braccia.
Quel bambino era l'immagine stessa della sofferenza, incartapecorito, con il pancino gonfio e gli occhi fuori dalle orbite. Mi informai con uno dei medici (volontari) e seppi che si trovava in uno stato avanzato di denutrizione e disidratazione, avanzato e irreversibile, perchè i villi intestinali non reagivano più.
Ormai attendevano la fine.
Quel bambino lo vidi morire e ricordo come in un film rivisto molte volte il suo sguardo e quell'ultimo sorriso che regalò alla madre prima di spirare.
Un sorriso che sembrava un ringraziamento per la sola certezza mai avuta: le braccia della mamma. Non ci furono scene disperate, ma solo ordinaria amministrazione di un morte annunciata, prevista e attesa.
La frase di Valter Vecellio, che ho citato all'inizio, assume i contorni del paradosso, per cui la ripeto:

nutrizione e idratazione artificiali sono obbligatori....!!






Rosario Amico Roxas   
 
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Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - ISSN 1124-1276 - R.O.C. N. 32755 LABOS Editrice
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