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Bruna Spagnuolo: L’Afghanistan, i nostri caduti (e le inevitabili ‘cogitazioni‘)
 
Commenti presenti : 5 In questa pagina : da 1 a 5
   22-09-2009
tutti figli nostri, questi e quelli, tutti da piangere, vivi e morti, ma i nostri volendo potevano restarsene a casa, quegli altri a casa loro ci stanno e pure sotto le bombe.
la verità è che i figli nostri sono anche figli della patria e dei suoi occulti interessi, e ogni donna questo lo sa quando mette al mondo un figlio. maschio o femmina che sia, oggi il sesso non salva dal militarismo.

maria lanciotti   
 
   22-09-2009
Non commento la sostanza di questo articolo, perchè non condivido quasi niente e lo dico senza polemica faziosa. Mi limito, per cronaca, a riportare integralmente, quanto ho sentito dovere di scrivere stamattina, sono sopratutto dei video, provengono dalle tv ufficiali e non.La storia di un signore non giovane che ha invocato ai funerali Pace Subito!
Mentre ci si scambiava...il segno di pace.
Per chi volesse, apra:
http://snipurl.com/s1hiq
*****
Il video è brevissimo, di lui non si sa il nome e l’età…
Altri video identici, pochi secondi, commentano…“Ai funerali delle vittime della strage di Kabul un uomo dall’apparente età di 60 anni grida “pace subito!” ma viene imemdiatamente allontanato dall’altare”.
La voce dell’operatore dice che deve essere successo qualcosa…
Eccolo, si vede, ora chiaramente è come se avesse bestemmiato, lì sull’altare, della Chiesa e della Patria.
Mentre tutte e tutti, si scambiano il Segno della Pace, in diretta Tv.
La morte non mi ispira nessun orgoglio, su qualunque fronte, come la guerra: l’affare sporco e infinito che non riesce ad uccidere il dolore di chi rimane.
Il Manifesto pubblica una vignetta di Vauro e il nome : ANTONIO CIANCI. Il resto in questa pagina del Corriere che Indymedia aveva raccontata così.
Grazie dell’Informazione, venga pure il 118 a trattenere certe note dolenti…
Di certo il signore che ha invocato la pace subito, non è un ragazzo e forse neanche “bravo”. Un italiano qualunque,fuori dal pentagramma…
Abbiamo da fornire almeno un migliaio di nomi di morti, non eroi, in questi mesi del 2009, morti in nero, morti in bianco, morti in carcere e sul lavoro, in una strada e in famiglia, fuori dentro l’Italia, con o senza arcobaleno e tricolore. Morti.

Doriana Goracci
Doriana Goracci   
 
   22-09-2009
Mi inserisco in questo spazio per esprimere con molta umiltà il mio pensiero su quanto è accaduto ai nostri soldati.Non ho acceso il televisore per seguire la funzione religiosa, ho scelto il silenzio con me stessa, e il pensiero formulato, non trova nessuna giustificazione a quanto è avvenuto o sta avvenendo nel mondo e concreta soltanto rabbia e risentimento. Non riesco a conciliare guerra-pace-morte, e sento nel cuore il dolore delle famiglie per una vicenda che suona grottesca; al calar del sipario queste famiglie saranno sole: mogli senza mariti e così giovani, figli senza padri, genitori senza più figli; ho pensato tanto e con tanta pena ho sentito accanto a me anche i morti e i feriti afgani, colpiti dalla stessa tragedia, perchè il dolore di un cuore non ha frontiere e la morte non ha colore. Libertà, democrazia e altro, ma colgo in queste parole un'amara e desolante incongruenza e un pensiero atroce prende respiro: ci vogliono o non ci vogliono? Il dilemma scespiriano resta e resta a giudizio il pianto e la morte di tanti bimbi che nessuna motivazione potrà mai cancellare.
Anna Lanzetta   
 
   21-09-2009
sono tutti figli nostri, anche quelli morti in in Afghanistan nello stesso modo e con lo stesso strazio
Patrizia Garofalo
patrizia garofalo   
 
   21-09-2009
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E come, se anche le parole si fanno di pietra?
Di questi sei giovani nuovi encomiabili EROI posso solo dire che non li conoscevo.
Ciononostante, sento che erano figli a me.
Ciascuno di loro era figlio a me.
Perchè i ragazzi sono di tutti. Come di tutti dovrebbe essere il dolore per le loro giovani vite spezzate da certe follie umane.
E vorrei cento milioni di volte tornare a non averli mai sentiti nominare, pur di saperli vivi. A me del tutto sconosciuti, ma vivi. Ma così non è. E allora non mi resta che tacere, inchinarmi e pregare, davanti al dolore e allo strazio di coloro che li hanno conosciuti ed amati.
LadyLida
LadyLida   
 
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Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - ISSN 1124-1276 - R.O.C. N. 32755 LABOS Editrice
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