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Walter Mendizza. CATTOLAICI
Ovvero: l’industria più tecnologica del pianeta è condizionata dalle dimensioni del culo dei cavalli romani
 
Commenti presenti : 5 In questa pagina : da 1 a 5
   26-10-2006
Chiedo scusa per il papa che, giustamente, prima è stato vescovo.
Enea Sansi   
 
   26-10-2006
Il vescovo che mi ha cresimato nel 1960 è Luciani.
Confermo quello che ho scritto.
ciao
Carlo Forin   
 
   25-10-2006
Le cose non cambieranno nemmeno se si diffondessero i «cattolaici» al punto da sbarazzare il campo da tutti i preti, proprio a causa del retaggio legato al «culo dei cavalli romani» in discussione. Fu una cosa che tentò di fare Napoleone Bonaparte invadendo il territorio del regno papale e poi addivenne ad una pace, quella di Tolentino nel 1797, poiché, ironia della sorte, «la Francia era ritornata cattolica; facea d’uopo popolarizzare la rivoluzione, prevalersi dell’ascendente dei preti». Come sembra ebbe a confidarsi a Sant’Elena. Per non parlare dell’impresa bolscevica di Stalin a danno dei preti.
Sarà pure che i preti abbiano «remato» nel tempo a modo loro ostacolando il processo evolutivo, tuttavia nessuno potrà togliere, almeno ad una considerevole umanità emarginata, la speranza di un mondo migliore che li premi oltre la morte, non potendosi in vita.
Ad essi cosa assicurano i «cattolaici» in cambio, al limite l’eutanasia?
«Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. / Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. / Beati voi che ora piangete, perché riderete». Sono parole evangeliche. Non si tratta quì della povertà della fame e del pianto che si conoscono, quelli fisici, bensì gli altri dell'interiorità che non è possibile soddisfare.
Chi sono i «ricchi»? Per esempio i “Walter Mendizza”, forbiti nella parola, con tutto il rispetto. Eh a quanti di quei «beati», elencati da Gesù con il discorso della montagna, piacerebbe tanto avere almeno questo genere di “ricchezza” per dire belle parole ed essere felice almeno per un tantino, ma non hanno nemmeno gli occhi per piangere!
Dunque perché mortificare in loro la speranza di poterlo essere, non si sa quando e dove, dopo la morte! Che si addormentino ricchi di fede nella speranza di ottenere un tesoro fatto per essi e deposto nel cielo fosse anche dei sogni, ma che al limite è miracoloso. Donde, altrimenti, la loro consolazione che i «ricchi» hanno a iosa?
Che importa per questi diseredati, di cui la terra è stracolma, diventare «cattolaici» per «liberarsi dalla dominazione culturale cattolica»? Che importa per essi diventare «cattolaici» per « riappropriarsi dello stupore e della meraviglia del mondo attorno a loro»? Che importa a loro essere «cattolaico» e privarsi della presenza attiva dei religiosi dai quali ottengono il viatico della sopravvivenza? Che importa essere «cattolaici» perché poi si sentiranno liberi da qualsiasi vincolo, come quello per la fede in Cristo? Proprio quello di cui hanno bisogno.
Prosaicità alla prosaicità di quei culi dei cavalli romani per sdrammatizzare la questione. Mi viene in mente ‘nu cunt’ napulitan’ che è noto in parte poiché ho pensato bene di completarlo per intonarlo alla questione dei cattolai. Qui si pongono alla berlina con efficacia i «ricchi», presi dal laccio delle loro debolezze ingenerate dal desiderio del benessere cui non sanno farne a meno. Di qui la necessità di fare la parte dei «culi dei cavalli romani» obbligati a stare fra le sdanghe cui si devono conformare metaforicamente tutti gli uomini, nessuno escluso eccetto i diseredati, appunto. A tal proposito nel passato correva questo detto: «Tre so’ i putiente, u Papa, u Rre e chi nun tene niente!»
Ma ecco la storiella.
Ce steveno duje scarrafune (scarafaggi) napulitani. Un’e chiste passiave (passeggiava) ‘ncoppe a ‘na cesta chiene chiene ‘e cravune (di carbone). Chill’ate abbascie (in basso) alluccaje a chiste: Uhè llà ‘ncoppe, statt’accuorte, che si cadi dind’e cravune, te faje nire, nire (nero)! E subbete rispunnett’ chill’ate ‘ncoppe, calme calme: Eh! Tu dici, i’ cade? È o vero, ma nun me facce mai cchiù nire e chillo che song’! Pienze, invece, o cravunar’ (carbonaio) che se crede che nun è comme a nnuje, brutti scarrafun’! Pur’iss’, credenn’ ‘e fa bbuono, sa ddà spurcà comme a cché da matina a sera, pecché ce tene a sti cravune ‘e merda.
Che sò’ i cravune? Sò’ ricchezza ‘e tante manere pe’ ffà felici ‘a gente, pe’ cumannà, pe’ essere qualcuno. Ma pe’ tutte ‘ste ricchezze a gente sa dda spurcà comme a cché, proprio comme u cravunare!
E nnuje poveri scarrafune? Avimm’ da sperà di reincarnarci comme a sti cravunar’, ma sapenne l’antifona non ce facimme fa fessi. Grazie a Gesù Cristo facimme i beati e putimme fa i miracoli. Pe ce spustà basta a bilocazione. Pe’ magnà a sbafo la moltiplicazione dei pani e dei pesci. E quanno ce rumpimmo ‘na coscia o a capa, na tuccata ‘e mano taumaturgica, come se fosse a bacchetta magica, oplà a coscia e a capa assistemata!
Mo he capito tu che se i ccose song’ accussì, i cravune nun serven’ a nient’!
Gaetano Barbella
Il geometra pensiero in rete

Gaetano Barbella   
 
   25-10-2006
Be', caro Forin, questa volta non mi ritrovo proprio nella tua reazione. Definire «valanga di schifezze» quelle uscite dai «pensieri di Walter Mendizza» mi sembra perlomeno eccessivo. Non trovi? (del resto tu stesso dici di concordare, con un paio almeno, delle sue considerazioni che evidentemente hai trovato sensate). Tanto "paolotto", poi, non mi sembri nemmeno tu... se ti sbagli anche di Papa che ti ha cresimato nel 1960... - Ti sei fatto prendere dalla foga postreferendaria? Rileggendo quanto scrive Walter, si potrà non concordare con il suo pensiero, ma definire «caccole umane» (e come potrebbero essere attribuite a Dio da un non credente?) i sanguinanti errori per i quali anche dei pontefici hanno chiesto perdono a Dio... Suvvia, Carlo!! - Conto infine sull'autorevolezza di Maria Lanciotti... (non vorrei mai che fossi io ad aver preso lucciole per lanterne!).
Enea Sansi   
 
   25-10-2006
Contro la cattolaicia

La valanga di schifezze uscita dal culo dei cavalli romani e dai pensieri di Walter Mendizza mi obbliga a rispondere.

Non sono un cattolaico. Credo effettivamente che Cristo sia il figlio di Dio incarnato, morto e risorto perché impariamo a volerci bene ed a rispondere all’Amore che dà a tutti; quindi sia a Walter che a me. In questo senso Cristo è effettivamente la via, la verità e la vita.
Sono dunque un Cristiano. Ho votato per la Bonino nel 1994, per ringraziare i Radicali del contributo ricevuto da Socialista. Non mi sono pentito per il lavoro fatto dalla Bonino in Europa. Ma non mi chiamerò mai cattolaico se sono queste di Mendizza le insegne dei cattolaici.

Concordo su due cose scritte da Walter:
-il pensiero umano va per sensi unici al punto che le dimensioni dello Shuttle cozzano contro l’ampiezza del culo dei cavalli romani e non si arrende nemmeno di fronte all’evidenza;
-il papa Luciani, che mi ha cresimato nel 1960 a Vittorio Veneto, ed è stato raccontato in modo verosimile in TV nei giorni scorsi, è stato una testimonianza schietta di cosa significhi essere Cristiani oggi.

Sul referendum perso tre a uno da Walter serve ancora una riflessione a lui e a Capezzone. Io sono tra quelli che hanno votato per il tre a uno: non mi sono astenuto. Lui non ha ancora digerito democraticamente.
Non è stata l’ignobile propaganda delle gerarchie ecclesiastiche quella che mi ha fatto votare così, ma il ricordo dei motivi costituzionali fondativi del referendum: siano chiari e semplici i quesiti referendari, in modo che l’elettore non sia messo in imbarazzo.
Se si dovesse mettere a referendum quello che hai scritto qua io voterò no, non sono d’accordo con la tua sintesi storica: seleziona le caccole umane, le assolutizza e, quasi le attribuisce a Dio.

E’ solo lo scatenamento dello spirito di uno di quei radicali che si sono fatti seppellire con la faccia rivolta verso il Vaticano per “non averli di dietro neanche da morto”.
Ciao,
Carlo


Carlo Forin   
 
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Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - ISSN 1124-1276 - R.O.C. N. 32755 LABOS Editrice
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