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Miriam Celaya. A buon intenditor…
 
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   11-06-2014
«Voglio godermela; che se ne frega se hanno fottuto a Tizio, Caglio e Sempronio. Benvenuti al Mercato Libero»

Quando Yoani apparì – dalla notte al giorno – tutto doveva sembrare un’iniziativa personale. Tutt’oggi Yoani continua a ripete che fu «un’avventura personale»; nonostante sia stata abbondantemente smentita dalle evidenze, dai resoconti dell’USAID, dalle rivelazioni Wikileaks e dalle indiscrezioni di risentiti o in cerca di notorietà.
Il Progetto Yoani doveva essere tutto al femminile; almeno all’inizio. Già avevano sperimentato con le Damme di Bianco: madri, compagne, dopo figlie, sorelle… come se della sorte dei familiari in carcere non importasse niente ai padri, sposi, parenti e figli maschi.
Si ereditava così la novità del femminile aggiungendo una figura piccola, magra, spartana; giovinezza, preparazione. Ma a differenza del gruppo che lotta per i suoi, una singola che lotta per tutti altri. Si ritornava al singolo eroe-martire già sperimentato fino agli Ottanta. Quel singolo martire-eroe feudale.

Con Yoani si inauguravano tante novità:
A differenza di tutti i pressedenti, non si dichiarava dissidente (ma dissentiva di tutto), non apparteneva a nessun partito né movimento dissidente e si dichiarava strana a tutti essi (diceva di non conoscerli, ma anni dopo si scoprì che si conoscevano bene e da prima).
Fino a Yoani quasi tutti dissidenti di rilievo, dopo alcuni anni di dissidenza a Cuba, si guadagnavano la residenza all’estero. Dichiarazioni e rivelazioni di Wikileaks parlano che fare il dissidente si era convertito nel modo più sicuro e redditizio per ottenere residenza negli Usa o Spagna. Yoani, invece, faceva il percorso al contrario: da esiliata alla patria. Yoani aveva rinunciato a vivere in uno dei Paesi più sviluppati per lottare assieme ai suoi, compartendo la loro sorte e penurie. Una voce dall’interno, da un’interna.
Per prima volta, invece di promuovere tutti i media e produzioni dissidenti, si concentravano su uno; a tale punto di avere sminuito e anche annientato altri.
Il Progetto Yoani ereditò anche la strada della riconciliazione e il pacifismo cimentata con Payà; ma questa volta, all’improvviso, le organizzazioni stremiste di Miami non la lapidarono come invece fecero con lui. Le parti del macchinario si mostrarono avere raggiunto un po’ di disciplina, come avrebbe voluto Reagan e Bush quando separarono le ali delle dissidenza in “duri” e “morbidi”.
Yoani ereditò anche il modo di pagare la dissidenza tramite premi, iniziato dopo i fatti del 2002.

Così, nel Progetto Yoani, all’inizio rigorosamente al femminile, cominciarono ad apparire altre blogger. Fra queste Miriam Celaya, che prima firmava con altro nome. Da sempre Miriam è dipendente da Yoani e usufruisce dei vantaggi che invece sono stati interrotti o decurtati ad altri dissidenti: la vecchia dissidenza non era ormai altro che paesaggio; come rivelato da Wikileaks.

Cosa ha detto Miriam?
Che Yoani, suo Capo, è meravigliosa.
Che Yoani non ha mai detto 14ymedio sia il primo mezzo “indipendente”; ma non dice che– finché gli altri dissidenti non si sono arrabbiati – non l’aveva nemmeno smentito, ascoltando orgogliosa o citando di buon grado mezzi – alcuni anche direttamente a lei vincolati – che assicuravano esse fossi «il primo giornale indipendente».
Miriam davanti alle critiche dice che gli altri dissidenti sono degli invidiosi, che la peggiori critiche arrivano dai «più mediocri», dagli affetti da «frustrazione personale».
Per giustificare come cose normale enormi e mai visti privilegi dei Yoani, precisa che l’uguaglianza non esiste. Pure le ricorda – con non poco odore di coercizione – anche gli altri, includendo i xYoani, ne hanno goduto dei privilegi. Perciò, niente di strano se adesso ha toccato ai Yoani.

E… qua… casca l’asino: un'altra conferma – da bocca loro, non da Castro – che i dissidenti di prima godevano e ne godono di supporto nonostante i Yoani ne godono di molto di più. Una “rivelazione” importante perché sempre i dissidenti – tutti – hanno negato per decenni di avere privilegi e supporti esteri.

L'Unità, condizione indispensabile per vincere le grandi battaglie, Miriam la seppellisce con la Competenza, intessa come gara. Aggiunge: è «sana e vantaggiosa per lo sviluppo e la libertà». Così legittimizza i privilegi e le differenze derivanti. Certo, è facile parlare così quando uno è dalla parte degli “scelti”, ma il problema è una altro. La competenza invariabilmente porta a che il guadagno di uno sia a discapito di altri. Il problema non è che adesso i Yoani guadagnino e gli xYoani perdano. Il problema è che perde la Causa, che loro, iYoani e xYoani, dicono sia la loro ragione di esistere.

O stano confondendo la lotta per gli ideali con la lotta per imporsi sul “mercato”?

Tutto bene, tutto bene, Madama della Marchesa, tutto bene, tutto bene; ma il castello si bruciò.

Leonardo Mesa   
 
   09-06-2014
Secondo la signora Celaya, quindi, è logico e legittimo meravigliarsi dei miliardi di Fidel Castro, criticare i suoi possedimenti e i conti all'estero, mentre dobbiamo accettare la ricchezza di cui dispone Yoani Sanchez senza colpo ferire. Singolare.
Gordiano Lupi   
 
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