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“Signora mia, non mi lamento solo del male che i vostri begli occhi hanno avuto la bontà di farmi; mi lamento ancor più della crudele sofferenza che provo a non vederli. Avete lasciato nel mio cuore, quando me ne sono andato, un'idea arrogante che, col pretesto d'esser nata da voi, si vanta d'aver potere di vita o di morte su di me...” Cyrano de Bergerac
Ho ragione nella mia scoperta che tutto quello che si poteva scrivere sull'amore c'è già... E' solo che non lo sapevo io. O forse non sapevo amare così... chissà...
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Vittorio, il mio giocoliere che al posto dei birilli bianchi fa volteggiare in aria cuori pulsanti… è molto bravo e non li farà cadere… ops …ne è appena scivolato uno e... si è rotto!!
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“La mia rosa senza spina”... ho sognato a occhi aperti storie di fate, regine, principi e re; di amori felici e eterni... Poi schiocco le dita e mi raccolgo sul pavimento.
Questo sentimento che non sta né in cielo né in terra e che non riesco a definire… mi fa incancrenire.
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Il risveglio senza te. Che cosa mi diresti, Vittorio,… se tu fossi qui? Che non devo prendere il caffè a letto e che queste lenzuola azzurre non ti piacciono perché non evidenziano l’abbronzatura della mia pelle?...
Probabilmente non distinguerei la luce dal buio, le tue lettere sul mio viso, sul mio seno, tra le mani, più avvolgenti di qualsiasi stoffa e passo per ore e ore le dita sopra quelle parole con l’inchiostro nero che affonda nel foglio e mi parlano di te. “Ti accarezzo, ti proteggo e da lontano ti difendo amore”. Parole che come musica oltrepassano il limite umano della comprensione, come una collana stretta attorno al collo che beatamente ti soffoca. Stregata da colui che ha scritto ciò e che vivrà a lungo tra sogno e realtà. Confusa. Paralizzata. Persa.
O impazzire di gioia se tutto ciò si avverasse o impazzire di dolore se tutto ciò finisse, queste le alternative del mio vivere che di fatto confluiscono nella stessa soluzione: impazzire comunque.
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Mi addormento con pensieri prepotenti che riguardano Vittorio… e mi vergogno. Vorrei scrivere altro, ma ho il guscio troppo forte e non si rompe…
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“Ti porgo un bacio vero, cavalcando l’arcobaleno che rammenti, perché so che capirai, e forse già lo sapevi, che Cyrano de Bergerac, posata la penna e la spada, a volte si guarda allo specchio per vedere senza infingimenti la sua deformità”.
Strano mi sono immaginata uomo e uomo come Cyrano.
Sono un Cyrano femminile? Sono deforme?... Vittorio-Roxane cosa darei per essere al tuo posto! Per essere io la destinataria del “Quaderno dell’ultimo piano”.
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Il mio cuore non si spezza, è di caramello. Vittorio è il pinolo sul mio cuore, ci mancava, ora è perfetto, l’aritmia è sparita, darà battiti dolci in tutta bellezza e profonda gustosità, si può dire? riguardo alla vita. Il nero delle giornate o i pensieri tristi niente possono contro un cuore di caramello guardato da un pinolo protettivo.
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Risveglio all’ultimo piano
Mattino dalle luci audaci
sul complice cuscino senza voce
(che resse l’affanno dei finti baci)
consegna il ricamo punto e croce.
È assurdo! userò lo scudiscio
recito: sull’amore sognato e perso
niente è andato liscio.
Vittorio amor solo asperso.
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Tardi. Vorrei vederti ed essere vista ai bordi di una piuma che ti solleticasse alla gioia e dove ogni oggetto s’innamorasse di te. Starei in silenzio con la luna sulle ginocchia a carezzare il buio a levigare l’intatta dedizione verso occhi luccicanti e febbrili, un poco come fanno le sentinelle quando non reggono più il tormento delle ore. Dell’attesa.
41
Mi chiedo di Vittorio. Non so dov’è finito.
Forse è stremato e anche un po’ frenato. Vorrebbe davvero corteggiarmi con qualche piccola licenza, ma le ragazze da Stil Novo Matto, (che vengono giù giù giù dalle storie di Carrol, e anche se mi chiamo Alice non sto in un mondo rovesciato di senso da dove tornare), sono discretamente imprendibili, caste, lunatiche appunto, e pericolosamente attraenti.
Vittorio credo, insomma, non sappia come agire.
42
Alice il 18 settembre
Porpora di fine settembre.
S’apre l’effusione dello sguardo
Sull’azzurrata profondità (occhi
umidi come colline stasera)
dove parlo con te che non ci sei.
Il tempo disfa le corolle
nel giardino, le dita
le ciocche dei capelli.
Lieta frenesia
quest’attesa
della notte di cui
sono sposa
di cui sei fratello.
43
Alice il giorno dopo
Si flette la sera come carta colorata
nelle mani della bambina.
Insetti domestici cercano le dita
scambiandoli per fiori
che a notte esalano profumo
per Vittorio lontano.
È bellezza questa nel tempo
lucido dello sguardo
dove sempre ti vedo
dove non sei? È la nostra bellezza
prigioniera di settembre
fra colline e mare?
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Voglio te più che la luna
sul guanciale e mentre imbruna
struggimento perché m’annerisci le ali?
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“L’erba conserva la corsa della volpe, il suo afrore, e lo scatto felino verso la tana. Sera di settembre. Si scioglie il fondale del bosco e la mandorla degli occhi segue la scia rossa dell’animale tanto elastico tanto indipendente da abbandonarsi alle prime foglie secche al nulla di sé nel sonno fra poco.
Anche l’uomo riporrà a breve nella stanza la lettera scritta per Alice e si guadagnerà il varco verso le sue braccia, di più il suo seno, di più il suo respiro affannato, di più la sua sincerità assoluta nello scomparire nel corruccio della notte fonda.
La vita stessa della volpe che dorme, dell’uomo che non trova pace, della donna che si è tolta l’ultimo indumento come se lo porgesse allo sguardo dell’uomo che ama, stanno nella piega infinitesimale tra l’alfa e l’omega di un racconto da scrivere.
Vedi? A pensarti mi capita di scrivere queste misteriosofie”.
E hai il coraggio di chiedermi di vivere senza te?
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E poi che vuoi che sia un bacio e poi un altro ancora e sentire che le lingue s’intrecciano e che la pressione dei seni sul petto diventa forte, che il respiro accelera, che le carezze diventano si moltiplicano, che slacciano, frugano, violano stoffe ed elastici, che tutto diventa uno come il dipinto con il colore, come la cera con le dita dello scultore, come la gomma da masticare con i denti, come l’acqua con la gola, come il vento con la bambagia, come le note col pensiero… che vuoi che sia, rinunciare a questo?
47
“Che vuoi che sia…” l’ho scritto come un gioco del rovescio, in realtà è tutto, pensarci in questo momento (anche dopo questo lunghissimo tuo silenzio, mentre sei irraggiungibile dalla mia scrittura, e a telefonarti, a sentire la tua voce e non poterti abbracciare, non ce la farei… non credi che abbia pensato a chiamarti o no!) e ieri e domani, non esiste l’amore senza che la scia non sia il richiamo ai baci e alle carezze e alla pressione di un corpo sull’altro…
48
Ricordino pisano
Mi vieni incontro
ciglia l’umido velo
vibrano del sorriso.
L’acqua precipita
nella cascata
appena a lato
del calendario estivo
49
Notte. Cielo sistematico di stelle sopra la testa. Rami ai vetri delle finestre. Cascinali sulle colline. Veloci presenze fra l’erba. Formicola un nome lontano. Quale notte replicherà i tuoi passi nel preludio del mio sonno?
Ancora ancora ancora
Seme seme seme
Alice Pagès
Il “Quaderno dell'ultimo piano” di Alice Pagès comparirà con altre prose poetiche sull'Annuario Tellus 30 in uscita nel novembre 2009.