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Sandra Chistolini. Scuola con il “vademecum” senza “lockdown” 
Corsie preferenziali per l’accesso sicuro e l’insegnamento garantito
14 Settembre 2020
 

La scuola che apre nel mese di settembre ha già molti compiti da svolgere. Disposizioni e regole; comportamenti igienico-sanitari da insegnare e da apprendere velocemente; attività da modellare sul distanziamento e negli spazi sempre più ridotti; tempi nuovi per le procedure e per le relazioni interpersonali; concezioni della scuola capovolte e pedagogie della lontananza da vivere senza perdere l’empatia; bambini accompagnati e ragazzi disinvolti fino agli studenti dell’università che mantengono preferibilmente l’apprendimento da remoto, con qualche eccezione per le matricole ad ingresso contingentato.

Mascherine assenti per i piccolissimi e mascherine sempre obbligatorie per gli insegnanti. Genitori al cancello e consegna dei figli solo dopo i necessari controlli. Il tempo destinato alle operazioni preliminari che permettono l’ingresso nell’aula, ad uno ad uno, scorre lentamente e si comprende che sta entrando a far parte del rito quotidiano. Tutto il resto è ancora da sperimentare. Insegnare a circa un metro e mezzo di distanza, non abbracciare i bimbi, educare alla separazione, stare attentissimi ad ogni cenno di malessere, chiudere la porta della propria classe, lavarsi spesso le mani e controllare continuamente i contatti, camminare dove permesso, sono solo alcune delle tante raccomandazioni che si stanno seguendo per garantire la sicurezza.

In Belgio hanno dato un colore ad ogni fase di inserimento: verde, giallo, arancione, rosso. Al momento sono al giallo. Il Ministero dell’Educazione ha inviato a ciascuno la mappa dei comportamenti obbligatori e consigliati. Gli insegnanti devono indossare le mascherine tutto il giorno, dentro e fuori la classe, possono muoversi in aula mantenendo le distanze. Tutto va ripetutamente disinfettato e le mani si lavano sempre, soprattutto dopo il giardino e dopo i pasti. I genitori non entrano senza autorizzazione. Eventuali entrate eccezionali, per esempio degli ispettori, sono registrate accuratamente. Ai nonni si sconsiglia di andare a prendere i nipotini. I viaggi scolastici sono ammessi per la scuola dell’infanzia e per l’elementare, mentre sono vietati nei gradi successivi di istruzione. La ventilazione è estremamente importante e per questo nelle scuole ci deve essere la misura della qualità dell’aria. Ogni ora i locali vanno areati e si verificano scientificamente le condizioni di respirazione. Dopo i 12 anni i bambini indossano sia la mascherina che la visiera protettiva. Chi si ammala va in quarantena ma la scuola continua a funzionare. La spesa scolastica per la protezione registra forti incrementi fino al 30% di aumento. Ci sono richieste di miglioramento del servizio di tracciamento del virus, la sequenza testing tracing treating sembra debba essere ancora ben collaudata.

In Grecia la situazione è simile a quella italiana con la variante che i bambini con problemi di salute restano a casa e ricevono l’insegnamento online. Rispetto all’uso generalizzato della mascherina, ci sono lamentele di insegnanti e genitori che, in qualche caso, vorrebbero non essere costretti ad indossarle e a farle indossare ai figli.

In Turchia le classi entrano scaglionate con intervalli settimanali. Ogni classe prevede al massimo 15 alunni. Alla terza settimana si dovrebbe arrivare alla completezza degli ingressi. I bambini in mascherina a partire dalla scuola elementare.

In Lettonia niente mascherine nella scuola dell’infanzia e nell’elementare. L’insegnamento è in aula per tutti anche nell’università, in caso di contagio si provvederà di conseguenza con modelli differenti, a seconda delle situazioni specifiche.

In Olanda e in Ungheria la scuola apre ma con trepidazione a causa del recente incremento dei casi di contagio.

In Libia molti bambini non possono andare a scuola e l’accesso all’istruzione è gravemente compromesso.

Il vademecum sulla sicurezza c’è dovunque. Nella stragrande maggioranza dei casi, sebbene si escluda il ritorno al lockdown, non sembra ci siano precisi piani che anticipino l’eventuale situazione di ripresa del contagio.

Dal punto di vista pedagogico, gli insegnanti si trovano a dover reinventare le metodologie di insegnamento. Questo capitolo è tutto da scrivere. Certamente si possono esplorare nuovi percorsi di apprendimento come quelli proposti dall’outdoor education.

L’esperienza della scuola all’aperto del XIII Municipio di Roma è stata recentemente valorizzata in Campidoglio alla presenza del Sindaco, scesa in piazza direttamente chiamata dai bambini: “Virginia! Virginia! Virginia!”. I bambini di 3-5 anni, piccoli scrittori in era di COVID-19 si sono bene preparati per il rientro tanto atteso, pronti a riprendere le fila di un discorso mai interrotto e ben disposti ad imparare quanto necessario. Per loro tornare a scuola con i compagni e le maestre è il dono più grande che si aspettano di ricevere adesso. Questa grande attesa esprime quel diritto all’istruzione rispetto al quale si delineano i nuovi orizzonti della scuola del post quarantena.

 

Sandra Chistolini


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